Torna agli Articoli

OLIVIERO TOSCANI A HEROES. ECCO COSA C’È DIETRO AD ALCUNE DELLE SUE MEMORABILI FOTO

Postato il 28.11.2017 da write@toscani.com Commenti Commenti disabilitati su OLIVIERO TOSCANI A HEROES. ECCO COSA C’È DIETRO AD ALCUNE DELLE SUE MEMORABILI FOTO

La sua cifra artistica risponde a una scelta, quella di fotografare la bellezza lontana dai canoni convenzionali. Ma cos’è la bellezza per lei?

La bellezza ormai è una cosa rara. Purtroppo ci stiamo sempre più abituando al conformismo estetico, dall’architettura alla fotografia. Ciò che ci ossessiona, ogni giorno, ogni minuto, è la ricerca del consenso. Ma cercare ossessivamente il parere positivo negli altri crea solo mediocrità, niente di bello.

Attenzione: non sto dicendo che la bellezza non esista più. La bellezza non si è persa, è ancora là, da qualche parte. È come una voce interiore che ci ricorda che dovremmo essere quelli che siamo, senza paura, che così facendo saremmo più interessanti. Il problema è che non la ascoltiamo perché la tendenza è conformarsi agli altri. Avete notato che ormai tutti gli anticonformisti vestono nello stesso modo? È che vestirsi così è un ottimo modo per conformarsi agli anticonformisti, ottenere il loro consenso.

BLOG-HEROES65

Questa foto rappresenta un concetto forte: trovare la bellezza nel suo opposto. Come si estrae la bellezza da un corpo così?

Io non ho mai lavorato per un’agenzia di pubblicità, e sapete perché? Perché le agenzie cercano il consenso del pubblico. Sono convinto di una cosa:

da quando esiste il marketing, questo nome e questa attività, è cominciata la crisi. Sul serio. Quelli che si occupano di marketing fanno un lavoro che si riferisce costantemente al passato e che copia, semplicemente, quel che ha già avuto successo.

Io invece credo che, se si vuole avere successo, bisogna fare esattamente l’opposto di ciò che è già stato fatto. Per questo dico: abbiate coraggio! Ogni volta che mi è stato detto “ma sei matto? non si può”, ho capito che stavo facendo la cosa giusta. Quando vi dicono che non si può fare, che è contro la norma, allora vuol dire che va bene.

Come si riesce a fare tutto il contrario di ciò che è già stato fatto? Con l’immaginazione. Quanto tempo dedicato al giorno all’ispirazione e all’immaginazione? Quella vocina dentro di noi, quella dell’ispirazione: quanto la ascoltiamo?

Ormai si ascoltano solo i social, quello che la gente dice o dice di pensare. Non c’è modo migliore per uccidere l’immaginazione.

Il modo per farla proliferare, invece, c’è: io ascolto molto la radio, perché mi dà la possibilità di riflettere e sviluppare le mie immagini. La radio spinge certamente l’immaginazione, mentre la fotografia spinge le parole alla descrizione

BLOG-HEROES67-2

Dobbiamo fare una riflessione sulla fotografia: spesso le persone, guardando le stesse immagini, hanno opinioni contrastanti. Ma una cosa è comune a tutti: l’immagine statica, la fotografia, stimola la riflessione. Negli anni ‘70 pensavo che la fotografia sarebbe morta, presto sostituita dai video e dalle tecnologie. E invece no. Chi si ricorda la fotografia del bimbo siriano riverso sulla spiaggia? Quell’immagine ha fatto capire a tutto il mondo cosa stesse accadendo in quel preciso istante. L’immagine ferma, molto più dei video, ispira la riflessione. La fotografia fa pensare “ma io cosa c’entro? Cosa posso fare? Qual è la mia responsabilità?”.

L’arte deriva dagli arti, è una cosa fisica e molto umana. La natura non ha niente di artistico perché è perfetta mentre l’uomo, invece, non lo è affatto. Abbiamo solo un pezzettino di creatività, con il quale abbiamo fatto molti disastri e abbiamo molto provato a sistemarli. In questo circolo, l’artista ci consegna quel pezzo mancante per capire il mondo: ci porta per mano e ci accompagna nello spazio che non capiamo da soli.

Parliamo di una cosa molto attuale: il selfie. Questo tipo di immagine, che canone estetico esprime?

Il selfie non è niente di nuovo, di solito nasce dalla voglia di farsi vedere con qualcuno di importante per sentirsi glorificati. Ora, però, c’è l’aggravanti della semplificazione e del basso livello qualitativo. E per quanto riguarda il bello, la più bella installazione artistica che ho visto è l’11 settembre. Cosa sto dicendo? Dico che l’arte non è morale. La bellezza della tragedia esiste. Michelangelo Buonarroti voleva mostrare il peggior momento della condizione umana: una madre con il figlio morto in braccio. Così è nata La Pietà. Il fine ultimo dell’arte è la condizione umana.

BLOG-HEROES66

E proprio all’umanità ha dedicato un progetto…

Da dieci anni, nel tempo libero, giro il mondo con un fondale bianco e fotografo la gente. Perché? Tante volte mi sono sentito dire “non può fotografarmi perché mi ruba l’anima”. Quindi mi sono chiesto: si può fotografare l’intangibile? La risposta è sì. Ci sono foto con l’anima e foto senza.

Questo progetto, in particolare, mi serve per capire. Ho capito che nessuno è brutto, ma tutti facciamo una gran fatica ad abbruttirci nel tentativo di conformarci. È un esercizio che mi serve e che applico a tutto ciò che faccio nella mia ricerca artistica. Quando osservo le persone, e loro sono osservate da me, si respira una grande insicurezza nell’aria. Chi è creativo è profondamente insicuro: il momento di massima insicurezza è, allo stesso tempo, il momento di massima creatività. Cercate la vostra insicurezza quando volete tirare fuori la creatività.

BLOG-HEROES68-1

Recentemente ha fotografato Venezia in un modo davvero insolito, in un certo senso brutto. È un progetto di denuncia, vuol dire che nel brutto c’è il bello?

Più semplicemente, questo è un documento che testimonia il nostro tempo: è una foto che 20-30 anni fa non poteva esserci e che forse, tra 20-30 anni, farà ridere. Ma è la Venezia di oggi, brutta o bella non lo so: forse entrambe?

Chiudiamo con una riflessione sul rapporto tra bellezza, stupore e orrore. War Art è il titolo di un video che ha presentato ai licei…

 

 

Esattamente: ho creato questo video per spiegare l’arte e la comunicazione. In questo video ho abbinato all’arte la comunicazione più tremenda, quella della guerra. Ormai viviamo per immagini che sono più paurose e tremende della realtà, il mio intento è esplicitare questo concetto e spiegare ai ragazzi che esiste un’estetica della tragedia, e che questa prescinde dai canoni del bello e del brutto.

www.goheroes.it

Giulia Bosi