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Toscani: “Voi andatevene dall’Italia, io farò il sindaco a Volterra” (IL TIRRENO / 01.11.2015)

Postato il 02.11.2015 da write@toscani.com Commenti Commenti disabilitati su Toscani: “Voi andatevene dall’Italia, io farò il sindaco a Volterra” (IL TIRRENO / 01.11.2015)

L’Italia? «Un Paese di seghe, fa bene la gente a scappare». Volterra? «Potrebbe essere come il Crocifisso del Rosso Fiorentino, con lo stesso Gesù verde e la stessa forza. Voglio fare il sindaco di Volterra, con Francesco Merlo assessore alla cultura. Questo posto è incredibile, se fosse in mano ai francesi o agli americani farebbe faville. Ha un potenziale enorme».

La verve è solita, corroborata dai vini rossi toscani, in mescita nello splendido Palazzo dei priori a Volterra. Oliviero Toscani, genio e follia della fotografia, ha ricevuto il premio Jarro per il suo libro “Grandi Cru della Costa Toscana”, che ha realizzato insieme al giornalista e scrittore Francesco Merlo, e allo storico Salvatore Settis. Un lavoro intenso di approfondimento della storia dei vini e soprattutto dei volti. Il premio gliel’ha consegnato l’avvocato Flavio Nuti, presidente del Club Unesco Volterra, davanti a Piermario Meletti Cavallari, leader del consorzio Strada del vino e dell’olio Costa degli etruschi. Interessante la motivazione: «Nei suoi oltre 50 anni di magnifici fallimenti, come s’intitola il suo ultimo libro, Toscani è riuscito a raccontare e descrivere con le sue straordinarie fotografie, non senza contraddizioni e provocazioni, (…) una società rurale fatta di piccoli allevatori di vite e di artigiani del vino».

Fiero e casual in una camicia a quadri, la moglie norvegese Kirsti accanto, l’inflessione milanese sempre meno evidente, Toscani spiega al Tirreno il suo punto di vista sull’Italia.

Lei vive in Toscana da 40 anni; come l’ha vista cambiare?
«È un territorio fortunato rispetto al resto di Italia, la Regione ha un buon governante. Il problema però è che la gente non ha coraggio né ambizione. Come in tutta Italia, sembriamo come certi figli di ricchi che non fanno nulla e sperperano il capitale dei padri. Invece se ci fosse un atteggiamento diverso potremmo far vivere anche i nostri figli di rendita. Io dico che purtroppo sono italiano: ce l’ho con questo Paese perché non mi ha mai aiutato. Anche a Casale Marittimo, mi sono sempre scontrato con mille ostacoli e ho dovuto battagliare prima di poter fare cose belle».

Ma così non si rischia di recitare la solita parte degli italiani che si piangono addosso e che pensano che all’estero sia sempre tutto migliore?
«Purtroppo è così, c’è poco da dire. Gli italiani sono i più mammoni di Italia, dovrebbero essere tutti un po’ più ‘orfani’ e non solo pensare di esserlo. I grandi architetti ad esempio vanno tutti all’estero: questo è un Paese corrotto anche culturalmente. Milano capitale morale? E’ come un guercio tra i ciechi».

Dunque le piacerebbe replicare l’esperienza politica dell’assessorato a Salemi, anzi, di compiere un passo in avanti… e fare davvero il primo cittadino di Volterra?
«Certo. Vorrei fare il sindaco: ne farei una città eccentrica. Ho parlato con l’attuale primo cittadino (Marco Buselli, ndr), è bravo ma troppo timido».

Un grande maestro di fotografia nell’era di Instagram e dei selfie, che effetto le fa?
«Va bene, è giusto, non c’è niente di strano. Fotografare è come scrivere: tutti sanno farlo ma non tutti sono scrittori e autori. La fotografia per me non è una passione».

E cosa è?
«È un mezzo per raccontare delle cose».

Che soggetto preferisce?
«Io fotografo le persone. L’essere umano. O quantomeno la condizione umana. Se la fotografia fosse esistita ai tempi di Gesù, non ci sarebbe stato bisogno di scrivere il Vangelo e i miracoli sarebbero ridimensionati. E in Italia ci sarebbero molti

meno monumenti di Garibaldi considerando tutti i suoi crimini efferati».

Cosa prova quando è lei ad essere fotografato?
«Non dico di no per educazione e perché sarebbe assurdo, ma non mi piace. Preferisco essere al di qua dell’obiettivo».
 

01.11.2015

Source:  iltirreno.gelocal.it

 

Categorie: intervista