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Il PERIODICO INCHIOSTRO / OLIVIERO TOSCANI: HO COMINCIATO IO, L’ARTE DELLA PROVOCAZIONE

Postato il 09.06.2014 da write@toscani.com Commenti Commenti disabilitati su Il PERIODICO INCHIOSTRO / OLIVIERO TOSCANI: HO COMINCIATO IO, L’ARTE DELLA PROVOCAZIONE
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Perchè la provocazione è la parte positiva dell’arte: mette in discussione, fa capire, cambiare idea, aumenta la cultura, mette in moto cuore, sensibilità e cervello”.

E’ da qui che sono scaturiti il suo lungo turpiloquio con l’arte e le sue campagne più famose. Ma due bambini nudi, il maschietto presentato come “carnefice” e la femminuccia come “vittima” rappresentano un elogio del turpe o una provocazione intelligente?  “Una foto azzeccata, perchè tutto inizia da lì: la violenza sulle donne nasce dall’ educazione impartita ai bambini e a quella forma mentis per cui il figlio sciupa femmine è un motivi di vanto, mentre la ragazza mangia uomini è una puttana. I maltrattamenti nascono da una mentalità della nonna su cui si inestano l’educazione scolastica e gli scempi dei mezzi di informazione”.

Per il fotografo più geniale (e più discusso) d’Italia, le immagini forti sono un valore aggiunto: “L’arte diventa mediocre nel momento in cui sceglie di fermarsi al culto dei colori, delle forme e dell’ estetica,- aggiunge Toscani – La vera arte è quella che immagina la condizione umana, comunica pensieri e stati d’animo, ti dà la chiave per entrare in luoghi ai quali altrimenti non avresti accesso.

D’altra parte, Michelangelo Buonarroti scolpì la Pietà perchè seppe ricercare la bellezza nella tragedia”. E’ il “turpiloquio” delle fotografie che ritraevano una modella dilaniata dall’anoressia? Un modo per sbattere in faccia la mercificazione del corpo femminile sia all’opinione pubblica contemporanea, per la quale “magro è bello” , sia al mondo della moda, che divora ragazze sacrificandole sull’atroce altare della sofferenza. “Le indossatrici sono sempre più brutte, agli stilisti interessa soltanto che siano funzionali a sfilate e linee di abbigliamento perchè un vestito si nota di più in un corpo inesistente – continua Oliviero Toscani – Quella immagine è turpiloquio? Mi ha consentito di dire besta a una violenza fisica che massacra corpi solo per rendere corpi più vendibili”. E pazienza se i soliti benpensanti hanno storto il naso, imputandogli di fregarsene dei malati di anoressia e di bulimia. O, peggio ancora, di sfruttare drammi umani a fini commerciali. Perchè con quella immagine, l’eretico Toscani ha fatto saltare il banco e spianato la strada a una riflessione sulla condizione delle donne non solo nel mondo della moda, ma anche in Italia e nel intero mondo occidentale.

Quello che si indigna se una donna indossa il burqa o il chador, salvo poi imporre alle ragazze di essere avvenenti, scosciate e disinibite. Insomma, senza il gusto per la provocazione spinta e l’eterna vocazione a fare pipì nell’acquasantiera, Oliviero Toscani ma solo uno dei tanti asini che pretendano di correre più veloce dei cavalli: “Si diventa qualcuno solo se capaci di essere se stessi fino in fondo”.

Ciriaco M. Viggiano

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