{"id":4925,"date":"2016-07-15T21:33:25","date_gmt":"2016-07-15T20:33:25","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.olivierotoscanistudio.com\/?p=4925"},"modified":"2016-07-15T21:33:25","modified_gmt":"2016-07-15T20:33:25","slug":"oliviero-toscani-la-mia-vita-di-uomo-assai-fortunato-scandita-dal-pensare-per-immagini-repubblica-it-10-06-2016","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.olivierotoscanistudio.com\/?p=4925","title":{"rendered":"Oliviero Toscani: &#8220;La mia vita di uomo assai fortunato scandita dal pensare per immagini&#8221; (repubblica.it \/10.06.2016)"},"content":{"rendered":"<p class=\"summary\">L&#8217;infanzia, il collegio a Zurigo, gli scatti sul dolore e la malattia. Il fotografo si racconta: &#8220;Trasgredire va bene ma senza lasciarsi imbrigliare&#8221;<\/p>\n<p><em class=\"author\">di ANTONIO GNOLI<\/em><\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #ff0000;\"><a style=\"color: #ff0000;\" href=\"https:\/\/blog.olivierotoscanistudio.com\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Oliviero-Toscani-Repubblica-11-luglio-2016.pdf\">PDF: doppia pagina &#8211; Repubblica 11.Luglio.2016.pdf (264 Kb) <\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p>La prima cosa che dice \u00e8 di sentirsi un uomo fortunato. Guardo la figura massiccia e tutt&#8217;altro che solenne, la sua faccia larga, gioviale a tratti levantina, gli occhiali con la montatura azzurrina, la camicia a quadri di colori leggeri, il bastone in legno di bosso a testa di cavallo e penso che abbia ragione. Oliviero Toscani \u00e8 stato un uomo fortunato. Ha saputo prendere dalla vita anche quello che non cercava o che non immaginava di trovare mai. Nel bene ovviamente, come sembra suggerire questo suo nuovo libro: Dire, fare baciare&#8221; (Rizzoli). Ora che \u00e8 davanti a me &#8211; in un afoso pomeriggio romano sotto un cielo che sembra fare a pugni con la malinconia &#8211; sento la sua voce vibrare di concretezza. Le parole di Toscani non volano, sono prepotentemente attaccate alla terra, rasentano il suolo, si fanno largo nella boscaglia dei fatti, divagano nella polvere della vita e mentre si insozzano di tutto questo, sembrano contraddire la sua dichiarata propensione al futuro: &#8220;Sono un utopista&#8221;, dice, &#8220;sono uno che non guarda quasi mai al passato &#8220;, aggiunge. E allora penso che il futuro abbia bisogno di ali, di parole impalpabili e, forse, improbabili. \u00c8 in questo duplice vocabolario che l&#8217;esistenza di Toscani si muove, come se parlare di s\u00e9 significhi nascondere s\u00e9. Tecnica cabalistica, verrebbe da commentare. Ed \u00e8 solo verso la fine, quando la conversazione si \u00e8 chiusa e i pensieri, anche quelli pi\u00f9 subliminari, si sono riannodati che lui dal iPhone tira fuori alcune immagini. Dopo tutto \u00e8 l&#8217;uomo delle immagini. La prima lo ritrae insieme a Andy Warhol. \u00c8 un giovane Toscani a braccetto con il padre nobile della Pop Art. Toscani, con il suo baffo spiovente, sembra Burt Reynolds. Warhol sembra Warhol.<\/p>\n<p><strong>Che ci facevi l\u00ec, in quella foto?<\/strong><br \/>\n&#8220;Era un gioco. Noi due a braccetto. Impettiti, marziali, ironici. Lo avevo vestito da yuppie anni Ottanta. Cravatta regimental compresa. Si divertiva in questo travestimento per lui insolito&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Tutto era insolito in lui.<\/strong><br \/>\n&#8220;Sembrava sceso da un altro pianeta&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Tu da dove arrivi?<\/strong><br \/>\n&#8220;Pi\u00f9 prosaicamente dalla terra. Ma allora anch&#8217;io sembravo un marziano&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Da noi i marziani fanno una brutta fine.<\/strong><br \/>\n&#8220;Siamo ammalati di novit\u00e0 e quando la novit\u00e0 stanca avanti un altro&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Sei il sovrano delle novit\u00e0.<\/strong><br \/>\n&#8220;Da una vita faccio lo stesso mestiere&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Il fotografo?<\/strong><br \/>\n&#8220;Ecco una parola che mi piace&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Ti definiscono un creativo?<\/strong><br \/>\n&#8220;Detta cos\u00ec mi sembra un insulto&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Non volevo offenderti.<\/strong><br \/>\n&#8220;Non ci riusciresti mai. Che barba per\u00f2 con questi creativi!&#8221;<\/p>\n<p><strong>Sputi nel piatto dove mangi.<\/strong><br \/>\n&#8220;Ma no, &#8220;vieni avanti creativo!&#8221; mi verrebbe da dire. La creativit\u00e0 \u00e8 ci\u00f2 che non ti aspetti. Ma nel momento in cui ci credi \u00e8 finita. Dai retta a me: il mondo \u00e8 pieno di creativi. E di cretini. Hai visto dove siamo giunti?&#8221;<\/p>\n<p><strong>Gi\u00e0, dove?<\/strong><br \/>\n&#8220;Sull&#8217;orlo di qualcosa di impronunciabile. Non mi rispecchio pi\u00f9 in tante cose&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Magari ti rispecchi in te. Sei narcisista?<\/strong><br \/>\n&#8220;Mi voglio bene, e mi considero la persona pi\u00f9 privilegiata che abbia conosciuto&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Questo \u00e8 un paese fondato sul privilegio.<\/strong><br \/>\n&#8220;I miei privilegi li ho sudati. Ma ripeto sono una persona fortunata. Lo sono stato fin dalla nascita&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Dove sei nato?<\/strong><br \/>\n&#8220;A Milano, nel 1942, negli anni pi\u00f9 duri per il paese. Eppure, non ho sofferto la fame anche se in giro ce ne era tanta. Sono nato a Porta Garibaldi, in una casa di ringhiera. Mio padre fotoreporter al Corriere della Sera, mia madre sarta&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Com&#8217;era Toscani da bambino?<\/strong><br \/>\n&#8220;Felice, incosciente, pigro&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Non curioso?<\/strong><br \/>\n&#8220;La mia curiosit\u00e0 era tutta per il cinema e i giochi. La scuola mi faceva orrore. Ero puntualmente rimandato a settembre nelle materie pi\u00f9 diverse. Mia madre disperata. Mio padre convinto che qualcosa comunque avrei fatto nella vita. Nel frattempo fui messo in collegio &#8220;.<\/p>\n<p><strong>Dove?<\/strong><br \/>\n&#8220;A Paderno del Grappa. Nel collegio degli asini d&#8217;Italia. Stavo diventando matto in quel posto di preti. Tutti i giorni a pregare e non capire&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Cosa volevi fare?<\/strong><br \/>\n&#8220;Volevo iscrivermi a qualche scuola d&#8217;arte. Scelsi su suggerimento di alcuni amici quella di Zurigo. Non conoscevo il tedesco e dovevo sostenere un esame di ammissione &#8220;.<\/p>\n<p><strong>Come hai fatto?<\/strong><br \/>\n&#8220;Era un esame attitudinale. Lo sostenni. Tornai a casa convinto che non mi avrebbero mai preso. Un mese dopo giunse una lettera in tedesco. Pap\u00e0 la fece tradurre da uno del Corriere. C&#8217;era scritto che ero stato ammesso. Fu cos\u00ec che mi liberai della scuola italiana&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Era cos\u00ec brutta?<\/strong><br \/>\n&#8220;A me fece un effetto pessimo. Passavo pi\u00f9 tempo fuori nei corridoi che in classe. Contavo le piastrelle del pavimento e le mattonelle dei muri. Da impazzire&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Quanto sei rimasto a Zurigo?<\/strong><br \/>\n&#8220;Cinque anni, una scuola magnifica. Dove la manua-lit\u00e0, anche mentale, risult\u00f2 importante. Ho imparato a vedere, ho imparato il senso del colore e delle forme. Gli ultimi esponenti della Bauhaus, vennero l\u00ec, a spiaggiarsi dopo Berlino e Vienna&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Com&#8217;era Zurigo.<\/strong><br \/>\n&#8220;Un concentrato di Banche e di Dada. Citt\u00e0 vivibile percorsa da uno spirito protestante attenuato dal senso degli affari. Ricordo l&#8217;imponente figura bronzea di Zwingli, davanti al duomo. La sua lunga veste, lo spadone impugnato e lui sul piedistallo quasi ad ammonire il popolo. A Zurigo mi procurai una motocicletta, con la quale viaggiavo ovunque. Arrivai perfino in Spagna. La prima cosa che mi affascin\u00f2 di quel paese fu la corrida&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Mi aspetto che citi Hemingway.<\/strong><br \/>\n&#8220;La tauromachia fu molto pi\u00f9 antica. Mi chiedevi del narcisismo. Hai mai visto un toro nell&#8217;arena? Immaginalo in tutta la sua forza e bellezza: nero, lucido, muscoloso, furente e davanti c&#8217;\u00e8 uno vestito da donna, con le calzette bianche e le scarpette rosa. Che fa una specie di danzettina. Sono due narcisi. E il mito esige che in qualche modo la morte abbia il suo tributo&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Cosa ti affascina: il racconto o la lotta?<\/strong><br \/>\n&#8220;Tutte e due. Non vi sarebbe lotta senza racconto. \u00c8 qualcosa che avviene al limite. Senti il rumore, l&#8217;odore, vedi i cavalli, i picadores, l&#8217;arena tagliata in due dal sole e la folla, emotivamente coinvolta&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Teatro della crudelt\u00e0.<\/strong><br \/>\n&#8220;Senza Artaud&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Cos&#8217;\u00e8 la crudelt\u00e0?<\/strong><br \/>\n&#8220;Potrei darti dieci versioni e tutte plausibili&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Comincia con la prima.<\/strong><br \/>\n&#8220;Crudelt\u00e0 \u00e8 mancanza di rispetto, anche verso se stessi. Crudelt\u00e0 \u00e8 anche un modo di sbattere la verit\u00e0 in faccia all&#8217;altro&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Sei crudele in che senso?<\/strong><br \/>\n&#8220;Non ce l&#8217;ho come ossessione. N\u00e9 patologia. A volte<\/p>\n<p><strong>Loro come reagiscono?<\/strong><br \/>\n&#8220;Alcuni assorbono, altri tentano di giustificare, infine c&#8217;\u00e8 chi piange&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Tu hai mai pianto?<\/strong><br \/>\n&#8220;Piango raramente. Anche se l&#8217;ho fatto recentemente. Ero a Matera per un lavoro. Stanco, provato con le ginocchia a pezzi. Non ce la facevo a camminare: su e gi\u00f9 per il paese. Un tormento. Mi sono seduto su un muretto e ho cominciato a piangere. In quel momento ho deciso di operarmi a tutte e due le ginocchia&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Ora eccoti qui con un bastone.<\/strong><br \/>\n&#8220;I primi quindici giorni sono stati tremendi. Sono nella fase del decollo&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Il dolore ti angoscia?<\/strong><br \/>\n&#8220;No, lo sopporto abbastanza bene. Mi angoscia o meglio mi spaventa la malattia. Non riesco neppure a immaginarla &#8220;.<\/p>\n<p><strong>Le tue foto non rifiutano la malattia: quelle sull&#8217;Aids, i condannati a morte, le anoressiche. Sei un testimone del dolore?<\/strong><br \/>\n&#8220;Intendi quello altrui?&#8221;<\/p>\n<p><strong>Intendo quegli stadi in cui si prende coscienza che la vita ha in s\u00e9 qualcosa di tragico.<\/strong><br \/>\n&#8220;Ma anche la natura pu\u00f2 essere tragica e crudele. Anche le religioni. Se entro in una chiesa a volte ho l&#8217;impressione di stare in un club sado-maso: crocifissioni, sangue, fruste, sacrifici&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Sei credente?<\/strong><br \/>\n&#8220;Non lo sono se devo rapportare il mio credo a un Dio. Non c&#8217;\u00e8 un solo Dio, ma numerose presenze divine. Il mio Dio \u00e8 sempre un altro Dio&#8221;.<\/p>\n<p><strong>E la fede?<\/strong><br \/>\n&#8220;Ho fede nella vita, nella mia energia, nella mia voglia, nel mio arrapamento. Sono un ottimista che non conosce la depressione. Per questo non ho mai smesso di fare quello che faccio&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Mai un dubbio?<\/strong><br \/>\n&#8220;Anzi, direi tanti dubbi. La sola cosa certa per me \u00e8 stata saper vedere le cose del mondo, lo spazio e chi ci sta dentro. Non credo che questo si impari. Pensare per immagini \u00e8 una dote. Poi c&#8217;\u00e8 stato mio padre che fu presenza importante&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Ti ha insegnato il mestiere?<\/strong><br \/>\n&#8220;Allora fare il fotografo per un giornale era considerato un mestiere inferiore. Mio padre se ne \u00e8 sempre fregato. Mi portava con s\u00e9: dai fattacci di cronaca nera al concorso di Miss Italia. Una buona scuola&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Le tue foto vanno in tutt&#8217;altra direzione.<\/strong><br \/>\n&#8220;\u00c8 un lavoro sull&#8217;immagine. Sulla sua potenza&#8221;.<\/p>\n<p><strong>E trasgressione?<\/strong><br \/>\n&#8220;Anche ma senza lasciarsene imbrigliare. \u00c8 pensiero analogico, accosta cose, a volte, impensabili&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Colpire forte.<\/strong><br \/>\n&#8220;Colpire forte con agilit\u00e0, tecnica, invenzione&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Come il tuo amico Mohamed Al\u00ec.<\/strong><br \/>\n&#8220;Eravamo buoni conoscenti. Se dico che \u00e8 stato una leggenda lo banalizzerei&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Hai paura della mediocrit\u00e0?<\/strong><br \/>\n&#8220;Mi spaventa come la malattia. \u00c8 tempo perso&#8221;.<\/p>\n<p><strong>La mediocrit\u00e0 mette al riparo dagli insuccessi?<\/strong><br \/>\n&#8220;I piccoli successi sono mediocri, i grandi fallimenti sono epici. Mi schiero per i magnifici fallimenti. In tema di mediocrit\u00e0 potrei stilarti una lista infinita. Ai primi posti metterei politici e addetti al marketing&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Cos&#8217;hanno che non va?<\/strong><br \/>\n&#8220;Hanno troppe idee&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Tu vivi di idee.<\/strong><br \/>\n&#8220;Sono un situazionista. Non ho idee. Chi cerca idee non ne ha. Nessun artista ha idee. Semmai possiede una visione del mondo. Francis Bacon o Jackson Pollock non avevano idee, guardavano il mondo e lo traducevano nel loro stile&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Hai una definizione dello stile?<\/strong><br \/>\n&#8221; \u00c8 qualcosa che non si pu\u00f2 fissare. Di talmente individuale che nel momento in cui provi a fermarlo scappa via. \u00c8 il talento che hai dentro e che una volta esternato prende una forma sorprendente. Lo stile \u00e8 come l&#8217;arte, non ha nulla a che vedere con l&#8217;etica, n\u00e9 con la morale. Nel punto pi\u00f9 smagliante lo stile \u00e8 una forma di crudelt\u00e0. Starei per dire di morte annunciata &#8221; .<\/p>\n<p><strong>A chi pensi?<\/strong><br \/>\n&#8220;Penso a Michelangelo. Ha uno stile? Certo. Guarda la sua Piet\u00e0. C&#8217;\u00e8 niente di pi\u00f9 crudele di un figlio morto tra le braccia di una madre?&#8221;<\/p>\n<p><strong>Anche le cose mediocri hanno un certo stile.<\/strong><br \/>\n&#8220;D&#8217;accordo, ma chissenefrega&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Guardi mai la televisione?<\/strong><br \/>\n&#8220;Se \u00e8 accesa sono capace di starci difronte a bocca aperta come ipnotizzato. Perci\u00f2 non la tengo in casa, ma relegata in un punto poco accessibile. Ma poi mi chiedo cos&#8217;\u00e8 che mi attrae di essa. Capisco che dentro quella scatola c&#8217;\u00e8 un&#8217;intelligenza incredibile applicata al mostruoso. La televisione ha reso la mediocrit\u00e0 mostruosa. \u00c8 il passato che non passa&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 il tuo rapporto con il passato?<\/strong><br \/>\n&#8220;Non guardo quasi mai nello specchietto retrovisore. Le cose che si allontanano sono lontane. Il mio problema non \u00e8 la tecnica o il mestiere. Non so mai cosa far\u00f2 il giorno dopo&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Hai mai la sensazione di affidarti a volte pi\u00f9 al mestiere che al talento?<\/strong><br \/>\n&#8220;Il talento senza mestiere \u00e8 cieco; il mestiere senza talento \u00e8 muto&#8221;.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 facile dire: ho entrambi?<\/strong><br \/>\n&#8220;Non \u00e8 facile, \u00e8 molto raro. Facile \u00e8 sbagliarsi su quello che possiedi&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Fraintendere chi sei?<\/strong><br \/>\n&#8220;\u00c8 un dramma vero: pensare di essere artisti e non esserlo&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Ti ha mai sfiorato il dubbio?<\/strong><br \/>\n&#8220;No, anche perch\u00e9 ci\u00f2 che faccio \u00e8 sottoposto al vaglio degli altri. Non puoi dire sono un artista, se lo sei qualcuno deve riconoscerti.<\/p>\n<p><strong>Sembri molto pacificato.<\/strong><br \/>\n&#8220;Tre mogli e sei figli mi hanno dato un&#8217;idea diversa del tempo&#8221;.<\/p>\n<p><strong>A che punto sei del tuo tempo?<\/strong><br \/>\n&#8220;Ho la paura fottuta di perdere tempo, di non fare in tempo. Ho vissuto quattro quinti della mia vita e devo ancora fare tantissime cose. Vedo gi\u00e0 l&#8217;altra sponda e mi preoccupo. Un amico mi disse: la vita, Oliviero, \u00e8 come un barbecue, il fuoco \u00e8 sempre pi\u00f9 forte e la bistecca sempre pi\u00f9 piccola&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>10.06.2016<\/p>\n<p>source: <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/cultura\/2016\/07\/10\/news\/oliviero_toscani_la_mia_vita_di_uomo_assai_fortunato_scandita_dal_pensare_per_immagini_-143785123\/\">repubblica.it<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;infanzia, il collegio a Zurigo, gli scatti sul dolore e la malattia. 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