{"id":4476,"date":"2015-11-26T15:30:28","date_gmt":"2015-11-26T14:30:28","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.olivierotoscanistudio.com\/?p=4476"},"modified":"2015-11-26T15:30:28","modified_gmt":"2015-11-26T14:30:28","slug":"50-anni-e-le-idee-molto-chiare-clubmilano-net-26-11-2015","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.olivierotoscanistudio.com\/?p=4476","title":{"rendered":"50 ANNI E LE IDEE MOLTO CHIARE (clubmilano.net \/ 26.11.2015)"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-big-size wp-post-image\" src=\"http:\/\/www.clubmilano.net\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Toscani2-1050x700.jpg\" alt=\"Oliviero Toscani\" width=\"1050\" height=\"700\" \/><\/p>\n<p><strong>Chiamarlo fotografo \u00e8 riduttivo. Personaggio poliedrico, \u00e8 stato uno dei protagonisti degli ultimi 50 anni tra arte, fotografia, progetti editoriali e sociali. Un uomo che ha fatto del mondo la propria casa, ma che non ha problemi a parlare della sua citt\u00e0 natale.<\/strong><\/p>\n<p><b>di Davide Rota <\/b>&#8211;<b> foto di Matteo Cherubino<\/b><\/p>\n<p><strong>Il titolo del suo nuovo libro, sintesi delle sue pi\u00f9 importanti battaglie in giro per il mondo, \u00e8 Pi\u00f9 di 50 anni di magnifici fallimenti. Perch\u00e9 questa scelta?<\/strong><br \/>\nQuesto libro \u00e8 nato perch\u00e9 tutti mi hanno chiesto di farlo, i miei amici e le persone a me pi\u00f9 vicine mi hanno convinto. E io l\u2019ho fatto. Ma resto dell\u2019idea che la fotografia non serva per fare libri o per le esposizioni fotografiche. La fotografia \u00e8 semplicemente uno strumento utile ai mezzi di comunicazione di massa, \u00e8 una cosa seria che non serve per il proprio compiacimento estetico. Non \u00e8 un fine, ma un mezzo, per andare da qualche parte e dire qualcosa a qualcuno.<\/p>\n<p><strong>Cosa si ricorda della Milano della sua infanzia?<\/strong><br \/>\nMio padre \u00e8 nato in via Cappellari, vicino a piazza del Duomo; da ragazzo, nel 1920 circa, vendeva le gazzose sul Duomo ed \u00e8 diventato poi il primo reporter del Corriere della Sera. Io sono nato sotto le bombe del \u201842, per\u00f2, compiuti sette mesi, i miei decisero di scappare a causa dei bombardamenti e ci trasferimmo a Clusone (in provincia di Bergamo) in una casa di contadini. L\u00ec sono rimasto fino ai sette anni, quando ho iniziato ad andare a scuola. Mi ricordo che io e i miei amici eravamo ragazzi di strada: giocavamo ai tollini (un gioco con i tappi, NdR), alle biglie in mezzo alle macerie. Era tutto bellissimo, Milano era bellissima. Un grande parco giochi per noi che eravamo piccoli. E per fortuna in quel periodo c\u2019erano due cinematografi e io, la mattina alle otto, invece di andare a scuola andavo al cinema. Quindi Milano \u00e8 dove mi sono formato sulla cultura cinematografica degli anni Cinquanta. E trovo che sia stato molto pi\u00f9 istruttivo, e meno noioso, della scuola.<\/p>\n<p><strong>Quali differenze e analogie con la Milano odierna?<\/strong><br \/>\nVivevamo in una zona che non riconosco pi\u00f9, che \u00e8 radicalmente cambiata, all\u2019angolo tra corso Como e piazza XXV Aprile. Andavo a scuola l\u00ec vicino e passavo i pomeriggi al 10 di corso Como che allora non era lo spazio della moda e del design, ma solo il primo centro di imbottigliamento della Coca Cola. Io e gli altri ragazzini andavamo armati di spazzoline a pulire le bottiglie che tornavano indietro sporche. La ricompensa? Una Coca Cola, che per noi era un lusso. E questa alla fine \u00e8 stata un po\u2019 la storia e la fortuna di Milano: lo sfruttamento minorile, degli immigrati, della gente del Sud\u2026 E ricorder\u00f2 sempre le parole di mia madre, che fino alla fine mi ha ripetuto: \u201c<em>Oliviero, da quando Milano non \u00e8 pi\u00f9 generosa, ha perso la sua forza<\/em>\u201d. E aveva ragione, guarda cosa succede oggi per esempio.<\/p>\n<p><strong>A Milano o in generale in Italia?<\/strong><br \/>\nMilano \u00e8 fortunata. Ho seguito la campagna di Giuliano Pisapia e sono molto soddisfatto dal lavoro che ha svolto come sindaco. Soprattutto considerando quanto sia difficile come citt\u00e0. Non so se ha fatto tanto o poco, non ho un metro per giudicare cos\u00ec bene le cose, ma so che \u00e8 stato in grado di rimettere Milano su un binario per il futuro. Certo si potrebbe fare anche di pi\u00f9, perch\u00e9 resta una citt\u00e0 fatta di eccellenze in diversi campi, come poche altre al mondo possono vantare. Ma il problema forse \u00e8 proprio questo. Come l\u2019Italia intera, anche Milano produce tantissimi individui che rappresentano l\u2019eccellenza nel loro campo, ma che proprio per questo non sono in grado di fare sistema e i risultati si vedono.<\/p>\n<p><strong>Si riferisce forse a Expo? Nei mesi scorsi non ha usato parole dolci nei confronti della manifestazione internazionale. Sempre della stessa idea?<\/strong><br \/>\nIo resto fedele alla mia idea. Tutti fanno finta di niente, ma rimango convinto che sia stato interamente creato intorno a un interesse privato e di accordi con le multinazionali. \u00c8 stata una grande paninoteca a cielo aperto, ma non ho visto nessuna soluzione per nutrire il pianeta. Fin dall\u2019inizio ho sostenuto che tutto questo sia servito a smuovere un po\u2019 le cose, ha dato lavoro a tanta gente e comunque questo genere di iniziative funzionano. Ma quanto \u00e8 costato? Il problema \u00e8 molto semplice: quando Milano vinse con fatica il concorso contro Smirne, insieme a Sgarbi e a una serie di persone pensai a un\u00a0progetto ispirato alla mia milanesit\u00e0. Un progetto per portare in citt\u00e0 tutti i vari problemi che il mondo non ha il coraggio di guardare: immigrazione, razzismo, lavoro giovanile, discriminazione femminile\u2026 Quando portammo questa idea a chi allora era a capo di tutta la baracca, ci dissero che mostrare queste criticit\u00e0 a Milano non avrebbe mai funzionato.<\/p>\n<p><strong>Nel 2007 per\u00f2 ha dato inizio al suo progetto Razza Umana. Tratta di tematiche simili.<\/strong><br \/>\nS\u00ec, certamente \u00e8 un progetto legato a questo tipo di tematiche e da allora prosegue ininterrotto, tra poco infatti torner\u00f2 in Sud America e poi in Africa.<\/p>\n<p><strong>Ha avuto un grande successo\u2026<\/strong><br \/>\nIn realt\u00e0 io non lo faccio per avere un feedback da qualcuno, non \u00e8 un lavoro che ho fatto per avere consenso. Anzi, se c\u2019\u00e8 consenso, ci si dovrebbe chiedere se c\u2019\u00e8 qualcosa che non va. Quando tutti mi danno ragione forse vuol dire che ho sbagliato qualcosa.<\/p>\n<p><strong>Una lezione da non dimenticare che l\u2019ha sempre guidata nei suoi lavori?<\/strong><br \/>\nAssolutamente. Mi ricordo nitidamente di aver proposto un reportage sul primo concerto italiano dei Beatles circa 50 anni fa a L\u2019Europeo, ma la redazione mi rispose che non sarebbero durati pi\u00f9 di sei mesi e di non perderci tempo. Io andai comunque a seguire il concerto e per me fu un\u2019opportunit\u00e0 unica per fotografare l\u2019espressione della mia generazione. Poi una redattrice\u00a0di Annabella mi propose di fare alcuni scatti di moda e io molto semplicemente scesi nel cortile della Rizzoli e fotografai i tanto famosi cappotti colorati. E da quel momento tutti iniziarono a chiedermi di fare fotografie di moda.<\/p>\n<p><strong>Quindi un inizio casuale in questo mondo?<\/strong><br \/>\nUno che fa solamente il fotografo di moda non pu\u00f2 ritenersi un fotografo. Io non ero particolarmente interessato a questo genere di scatti. L\u2019unica cosa che poteva interessarmi erano le ragazze (ride, NdR).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-22070\" src=\"http:\/\/www.clubmilano.net\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/Toscani1-859x1024.jpg\" alt=\"Oliviero Toscani Club Milano\" width=\"690\" height=\"823\" \/><\/p>\n<p><strong>Domanda di rito che non posso evitare: con l\u2019avvento del digitale come sono cambiate le cose?<br \/>\n<\/strong>Non \u00e8 cambiato granch\u00e9, anzi mi d\u00e0 un po\u2019 fastidio parlarne, perch\u00e9 la tecnologia non mi entusiasma, come non mi entusiasmano gli ultimi ritrovati tecnologici. La tecnologia \u00e8 sempre vecchia, guarda sempre indietro e non ci pu\u00f2 parlare del futuro. Il futuro \u00e8 immaginazione e basta, al contrario della tecnologia. Infatti abbiamo paura del futuro perch\u00e9 non abbiamo pi\u00f9 il coraggio di incontrarlo.<\/p>\n<p><strong>Lei non ha avuto paura di incontrarlo, il futuro. Ha lavorato con alcuni dei nomi pi\u00f9 illustri dell\u2019eccellenza italiana, ad esempio con Elio Fiorucci, scomparso lo scorso 20 luglio.<\/strong><br \/>\nElio Fiorucci \u00e8 sempre stato un amico, fin dal principio degli anni Sessanta quando entrambi stavamo iniziando. Ci vedevamo molto spesso a Londra perch\u00e9 lui era interessatissimo a quella citt\u00e0 e io vi ero legato perch\u00e9 ci avevo studiato per qualche mese nel \u201862 e ci tornavo spesso. Lavoravo sempre di pi\u00f9 per i giornali e lui iniziava ad attirare sempre pi\u00f9 simpatie da parte della stampa perch\u00e9 proponeva sempre cose nuove e di tendenza. E da l\u00ec tutto \u00e8 cominciato.<\/p>\n<p><strong>Ha lavorato a stretto contatto anche con Flavio Lucchini di Superstudio, cosa ci pu\u00f2 raccontare di quell\u2019esperienza?<\/strong><br \/>\nNon ho mai avuto uno studio veramente mio. In realt\u00e0 l\u2019ho avuto per poco tempo in via Argelati di fronte a quello di Joe Colombo, ma \u00e8 durato poco perch\u00e9 non mi piaceva l\u2019idea di essere legato a qualcosa, a un luogo. Non mi sentivo libero. E anche con Flavio Lucchini \u00e8 stato lo stesso, andavo a lavorare da lui ogni tanto quando non ero in redazione. E poi un giorno\u00a0ci siamo detti: \u201c<em>Perch\u00e9 non prendiamo uno studio insieme in affitto?<\/em>\u201d. Si faceva gi\u00e0 a Parigi e a Londra, a Milano invece\u00a0si andava in quelli di altri fotografi o si faceva tutto in esterno. Cominciammo a cercare, e io trovai lo spazio dove ora\u00a0sorge Superstudio. Mi piaceva quella zona, c\u2019erano ancora le fabbriche funzionanti e di giorno era pieno di operai con la schiscetta, altro che fighetti della moda di oggi. Ci interessammo e ci accordammo per comprarlo. Un luned\u00ec mi aspettavano a Milano per firmare il compromesso, ma c\u2019era qualcosa che non mi tornava\u2026 Costava 80 milioni di lire a testa e la domenica prima mentre ero a cavallo con mia moglie in Toscana, dove gi\u00e0 vivevo, passammo di fianco a un terreno di circa 10 ettari che mi aveva sempre fatto gola e c\u2019era il contadino. Gli chiesi se si era deciso a vendermelo oppure no. La domenica chiamai Lucchini, gli dissi che ero fuori e che avevo trovato quel terreno. Lui mi disse: \u201c<em>Me l\u2019aspettavo<\/em>\u201d. Da allora, quando vengo a Milano vado l\u00ec a lavorare.<\/p>\n<p><strong>Lei \u00e8 molto legato alla stampa e al mondo delle riviste\u2026<\/strong><br \/>\nS\u00ec e il mio sogno nel cassetto \u00e8 diventare direttore de Il Corriere della Sera. E questo devi scriverlo (lo dice ridendo, NdR): finalmente il Corriere non avrebbe pi\u00f9 problemi e farebbe il record di copie. Farei un giornale fantastico.<\/p>\n<p><strong>La proporremo certamente. Per\u00f2 ha gi\u00e0 dato il via a un progetto editoriale, giusto?<\/strong><br \/>\nHo creato la rivista Colors quasi trent\u2019anni fa e ritengo che sia ancora un progetto attuale. Tutto \u00e8 nato durante la mia collaborazione con Benetton, perch\u00e9 avevo una marea di fotografie che la stampa rifiutava perch\u00e9 troppo d\u2019impatto e socialmente impegnate. Erano ritenute scandalose e scomode. E allora parlai con Luciano Benetton e gli proposi di investire su un house organ, lui cap\u00ec subito e mi disse: \u201c<em>So gi\u00e0 cosa farai\u2026<\/em>\u201d e feci Colors. \u00c8 nato come il giornale che parlava del resto del mondo ed era un mio esperimento. Ora vorrei fare un quotidiano e spero che mi diano il Corriere.<\/p>\n<p><strong>E per quanto riguarda Fabrica?<\/strong><br \/>\n\u00c8 andata pi\u00f9 o meno nello stesso modo: volevo creare un centro ricerche e le ho dato vita. Ma ora non la seguo pi\u00f9.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 stato un incontro fortunato quello tra lei e Benetton.<\/strong><br \/>\nCome diceva Frank Lloyd Wright: \u201c<em>La qualit\u00e0 dell\u2019architettura dipende dall\u2019intelligenza del committente<\/em>\u201d, se questo non \u00e8 intelligente nessun artista pu\u00f2 produrre qualcosa di magnifico. Benetton lo \u00e8 sempre stato. E la rottura fra noi \u00e8 avvenuta come una conseguenza inevitabile. Tre anni prima di quanto hanno scritto i giornali, ci siamo accordati perch\u00e9 alla nascita di Fabrica io lasciassi, non volevo diventare un impiegato che timbra il cartellino. Me ne sono andato dopo aver finito la serie sui detenuti nel braccio della morte negli Stati Uniti. Quello che hanno raccontato \u00e8 stata una montatura perch\u00e9 la<br \/>\ngente ha sempre bisogno di trovare una spiegazione alle cose.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Intervista\u00a0pubblicata su Club Milano 29, novembre\u00a0\u2013 dicembre\u00a02015.\u00a0<\/em><em>Clicca\u00a0<a href=\"http:\/\/www.clubmilano.net\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/CM29.pdf\" target=\"_blank\">qui<\/a><\/em><em>\u00a0per scaricare il magazine.<\/em><\/p>\n<p>date: 26.11.2015<\/p>\n<p>source:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.clubmilano.net\/2015\/11\/intervista-oliviero-toscani\/\">clubmilano.net\u00a0<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chiamarlo fotografo \u00e8 riduttivo. Personaggio poliedrico, \u00e8 stato uno dei protagonisti degli ultimi 50 anni tra arte, fotografia, progetti editoriali e sociali. 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