{"id":4234,"date":"2015-07-22T14:39:34","date_gmt":"2015-07-22T13:39:34","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.olivierotoscanistudio.com\/?p=4234"},"modified":"2015-07-22T14:39:34","modified_gmt":"2015-07-22T13:39:34","slug":"mode-in-italy-stile-e-business-secondo-fiorucci-il-foglio21-07-2015","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.olivierotoscanistudio.com\/?p=4234","title":{"rendered":"Mode in Italy, stile e business secondo Fiorucci (IL FOGLIO\/21.07.2015)"},"content":{"rendered":"<h4><\/h4>\n<p>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>E&#8217; morto luned\u00ec nella sua casa milanese di viale Vittorio Veneto, lo stilista Elio Fiorucci. Ripubblichiamo un&#8217;intervista rilasciata al Foglio il 12 febbraio 2005 dove raccontava l&#8217;idea, il successo e la crisi del suo marchio. \u201cCome si \u00e8 arrivati alla vendita dell\u2019azienda? Con i numeri non ci ho mai preso&#8221;<\/h3>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"img\" src=\"http:\/\/static.ilfoglio.it\/redazione\/articoli\/2015\/07\/21\/131072\/R600x__elio_fiorucci.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<div class=\"firma-box\">\n<p class=\"firma firma-leading\">Elio Fiorucci (foto LaPresse)<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"text\">\n<p>I conservatori chi sono? Sono quelli che hanno paura dello scandalo\u201d, ragiona ad alta voce Elio Fiorucci in un incontro nel suo studio milanese in Galleria Passerella, sopra al nuovo negozio Love Therapy by Elio Fiorucci aperto nell\u2019autunno 2003. \u201cMa il mondo \u00e8 cresciuto anche grazie agli scandali, a chi ha saputo vedere nello scandalo un fatto positivo\u201d. Lo scandalo non \u00e8 volgarit\u00e0, \u201c\u00e8 liberazione: prima si mostrava la caviglia, poi il polpaccio, poi la coscia, infine il seno\u201d. Mentre parla, sfoglia \u201cFiorucci Story\u201d, appena pubblicato da Electa e curato dal Fiorucci Design Office, licenziatario esclusivo per l\u2019Europa del marchio Fiorucci, comperato nel 1990 dalla compagnia giapponese del jeans Edwin Co. Ltd. Un libro illustrato che vorrebbe sintetizzare la storia di questo marchio. Sessantuno pagine di flash visivi accompagnati da brevi testi. \u201cQui \u00e8 andata persa completamente la filosofia di quell\u2019avventura che non si riassume mica in sederi cosce e tette, e nemmeno in slogan facili tipo \u2018No Fiorucci &#8211; No Party\u2019. In quasi trent\u2019anni questo marchio ha divertito, appassionato pi\u00f9 di una generazione, ha coinvolto artisti come Andy Warhol, Jean-Michel Basquiat, ha portato i graffiti di Keith Haring a Milano, ha fatto partecipare all\u2019impresa Oliviero Toscani, Andrea Branzi, Ettore Sottsass, Thom\u00e0s Maldonado\u201d.<\/p>\n<p><strong>Dall\u2019idea al business, poi arriva la crisi<\/strong><\/p>\n<p>Quanto fosse viva la fioruccimania l\u2019ha fatto capire la mostra del 1995 \u201cFiorucci: i capi del cuore\u201d. Allora arrivarono in frotte le fan portando i loro memorabilia: magliette con il famoso logo disegnato da Italo Lupi, i due angioletti, occhiali, spille, safety jeans, tanga con il tatuaggio, bikini e monokini, giarrettiere con il cuore, t-shirt, bluse e felpe con immagini di Walt Disney, borse, sandali e gioielli di plastica e le collezioni di figurine Panini con le pin ups, i prodotti, le pubblicit\u00e0, i manifesti di Fiorucci (ne sono state venduti 105 milioni). \u201cA distanza di due decenni e pi\u00f9 non avevano avuto cuore di separarsene\u201d. Mentre parla e ricorda, Fiorucci tira fuori altri libri che l\u2019hanno raccontato. \u201cFiorucci \u2013 The Book\u201d (Harlin Quist Book, N.Y., 1980) di Eve Babitz, giornalista americana che gli si era messa alle calcagna per diverso tempo e che scrive poi nell\u2019introduzione: \u201cFiorucci stores are the best free show in town\u201d. E ancora \u201cLiberi Tutti \u2013 20 anni di moda e spettacolo\u201d di Giannino Malossi, Edito dalla Mondadori nel 1987. A introdurre il volume Natalia Aspesi che a sua volta spiega cos\u00ec il successo di Fiorucci in anni di grandi, estreme tensioni: \u201cFiorucci rappresentava la vampata della giovinezza senza la politica, dell\u2019anticonformismo senza lo spinello, della lotta al sistema senza lo scontro fisico, della fantasia senza la necessit\u00e0 di mandarla al potere\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma se Elio Fiorucci \u00e8 stato il precursore di una creativit\u00e0 senza pregiudizi applicata alla moda (lo seguiranno Moschino, Dolce &amp; Gabbana) e al design (Philippe Starck arriva dopo; Fiorucci lavora con Sottsass, Alessandro Mendini, cio\u00e8 il gruppo Memphis), lui e il suo marchio sono stati anche i precursori di un altro \u201cfenomeno\u201d. Quello di cui raccontano le ultime notizie dal mondo della moda: l\u2019acquisizione di marchi famosi poi svuotati del loro valore creativo. \u201cInutile scaricare le colpe sugli altri. Se io oggi sono qui \u00e8 merito e demerito mio. Come si \u00e8 arrivati alla vendita? Diciamo che alle imprese si pu\u00f2 applicare la logica delle pagelle. Devi andare bene in tutte le materie altrimenti ti si boccia. E io con i numeri non ci ho mai preso. Ecco perch\u00e9 ammiro Giorgio Armani. Forse non ha fatto grandi rivoluzioni di forme, il suo merito estetico \u00e8 quello di aver dato vita al classic nouveau. Ha fatto invece benissimo tutto il resto, la cura dell\u2019immagine, l\u2019amministrazione, la gestione dei soldi. D\u2019altro canto \u00e8 giusto cos\u00ec. Ognuno ha una sua natura, ognuno un suo difetto congenito. Se Armani fosse anche generoso e creativo non ci sarebbe spazio per nessun altro. Io ho sbagliato, ma cos\u00ec ho lasciato il posto a Miss Sixty e Dolce &amp; Gabbana\u201d. Il che per\u00f2 non spiega ancora perch\u00e9 marchi importanti si ritrovino oggi senza i loro inventori, senza la loro anima creativa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oliviero Toscani parlando di un progetto comune disse un po\u2019 di tempo fa: \u201cIo ed Elio ci proponiamo di \u2018rompere le uova\u2019 e \u2018fare pulizia\u2019 tra i manager che gestiscono la creativit\u00e0 delle aziende e che di creativit\u00e0 solitamente capiscono poco\u201d: \u201cAmo moltissimo Toscani perch\u00e9 \u00e8 una persona etica, brava, perch\u00e9 ha il coraggio di dire queste cose. Le aziende vengono fondate normalmente da un signore che ha un\u2019intuizione, poi vengono prese in mano da persone che intuizione ne hanno poca, ma hanno una bella parlantina, hanno studiato, insomma da quelli che noi definiamo i bocconiani. Il fatto \u00e8 che un\u2019azienda la si dirige \u2018anche\u2019 con il cuore, con le idee. Comunque preferisco tornare a fare un passo indietro. Quando nel 1967 apro il primo negozio in Galleria Passerella ci sono tutte le premesse per vincere la scommessa. L\u2019industria dell\u2019abbigliamento italiana era curiosamente reazionaria nei confronti della moda mentre a Londra i tempi erano gi\u00e0 cambiati. Io la folgorazione l\u2019ho avuta entrando in uno suoi pi\u00f9 bei negozi, Biba. Racchiuso in raffinatissimi interni art dec\u00f3, ho scoperto un luogo dove non si vendevano capi di abbigliamento, accessori, oggetti, ma emozioni. E\u2019 stato questo quello che ho importato, emozioni, ed \u00e8 stato questo quello che poco dopo giovani stilisti come Krizia, Armani, Moschino hanno capito e cio\u00e8 che il gusto veniva prima del prodotto. Parecchi anni dopo, quando Oliviero Toscani prende in mano la Benetton, non parla dei loro maglioni, ma con le sue campagne pubblicitarie, a iniziare da United Colors of Benetton (che cambia il nome stesso dell\u2019azienda) le d\u00e0 un\u2019anima, sociale, etica, estetica \u201d.<\/p>\n<p><strong>Un grande magazzino virtuale<\/strong><\/p>\n<p>Intanto per\u00f2 i negozi Benetton si sono ridotti a un numero esiguo e stando alle notizie che arrivano dal mercato non sono creativit\u00e0 ed emozioni a premiare ultimamente. Christian Lacroix \u00e8 stato acquistato da una catena di duty free shop, Prada, Ppr e Lvhm hanno fatto incetta di marchi, scalzando poi con il tempo i loro inventori, decretando nei fatti anche la morte dei label. Ultimo esempio quello di Helmut Lang e il divorzio da Prada\/Bertelli. \u201cLa cosa pi\u00f9 giusta, corretta che conosco \u00e8 il mercato. Due sono le cose di cui bisogna tener conto in questo discorso. La prima \u00e8 che la merce \u00e8 viva e parla all\u2019uomo. La seconda, che la gente \u00e8 molto pi\u00f9 intelligente di quel che si pensa e soprattutto non ama essere ingannata. La Edwin Co. Ltd, mi ha sicuramente salvato, e di questo sar\u00f2 sempre grato. Poi per\u00f2 mi ha anche estromesso lentamente dal ruolo di consulenza che era stato pattuito, fino a stravolgere e distruggere il marchio Fiorucci. Tutto questo \u00e8 stato fatto per\u00f2 senza mai comunicare chiaramente, che io non stavo pi\u00f9 dietro a quel nome. Bertelli \u00e8 un uomo di grande abilit\u00e0 e grande intelligenza e io ne parlo con gran rispetto. Ma anche lui ha fatto degli errori. E\u2019 giusto che un marchio che nasce con uno stile preciso, vedi Jil Sander, venga gestito e venduto in maniera diversa? No. E\u2019 un errore che pu\u00f2 costare carissimo come sa il signor Bertelli. Jil Sander e Helmut Lang gli interessavano sotto un profilo strategico-economico, per andare in Borsa. Ma alla gente questo poco importa, la gente cerca l\u2019anima\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"publicita tablet_hide\"><\/div>\n<p>Il che non toglie che l\u2019epoca degli stilisti divi sembra volgere al tramonto. \u201cNon \u00e8 questo. Pensarlo \u00e8 sbagliato come andare in giro a dire che la moda \u00e8 morta. Per tornare a Bertelli. Lui \u00e8 un genio. Guardiamo la trasformazione di Prada, dal minimalismo pi\u00f9 spinto al trionfo del barocco. Il che vuol dire capire che la moda \u00e8 modo nuovo, emozioni, e le emozioni non sono n\u00e9 il minimalismo, n\u00e9 il barocco, ma quel che manca in un dato momento. Quello che invece \u00e8 tramontato \u00e8 lo stilismo come identit\u00e0 di una persona. Essere veramente eleganti oggi vuol dire saper mischiare. L\u2019hanno capito benissimo quei due geni che sono Domenico Dolce e Stefano Gabbana, che per quanto si dichiarino stilisti non lo sono. Sono merchandiser. Loro, pur avendo i mezzi, non si sono messi ad acquisire aziende. Comperano invece una camicia a New York, un altro capo a Londra, un altro ancora al mercatino dell\u2019usato. Che sia finito lo stilismo lo dimostra anche H&amp;M. Non hanno preso Karl Lagerfeld per rifare lo stile dei loro negozi, ma gli hanno detto: \u2018Fai un pacchetto di cose per il nostro contenitore\u2019. E a vederli tra i capi H&amp;M, i pezzi di Lagerfeld stanno meglio che da soli. H&amp;M intanto ci ha guadagnato. Le vendite dei loro prodotti, non di quelli firmati Lagerfeld, sono aumentate del 28 per cento. La gente aveva bisogno di un segnale di estetica e gusto\u201d.&nbsp;<\/p>\n<p>Oggi Elio Fiorucci ha creato il nuovo marchio Love Therapy. Non si tratta per\u00f2 di intere collezioni ma di piccoli pezzi, jeans, nuove t-shirts, abiti, accessori. Come logo al posto degli angeli due nanerottoli che rimandano direttamente al mondo delle favole e\u2026 \u201call\u2019idea che a casa ci sia Biancaneve ad aspettarti. Quando nel 2003 ho chiuso il negozio in San Babila, in molti mi hanno detto che erano dispiaciuti, non da ultimo perch\u00e9, entrando l\u00ec, anche una giornata storta in qualche modo si raddrizzava. E\u2019 cos\u00ec che mi \u00e8 venuta l\u2019idea del marchio Love Therapy\u201d. Sempre Natalia Aspesi nell\u201987 parlando della fine di Fiorucci scriveva: \u201cLa normalizzazione da cui Fiorucci sembrava proteggere, almeno esteticamente, oramai ha appiattito tutti; perch\u00e9 la rivoluzione, ma anche solo la voglia di cambiare, sembrano improbabili con addosso il costoso modello firmato\u201d. Lui per\u00f2 la pensa diversamente. \u201cUn tempo si diceva che la televisione avrebbe ucciso il cinema. Ma qui bisogna decidere se parliamo del contenitore o dell\u2019arte di riprendere e recitare la vita. La moda non finir\u00e0, non ci saranno forse pi\u00f9 i marchi come li conosciamo oggi, ma grazie a Internet ci sar\u00e0 un grande magazzino virtuale con impulsi e suggestioni che arrivano da ogni angolo del mondo. D\u2019altro canto l\u2019estetica \u00e8 la scrittura della cultura del nostro tempo e il nostro tempo viaggia oggi lungo la rete virtuale\u201d.<\/p>\n<p>21.07.2015<\/p>\n<p>Source:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilfoglio.it\/cultura\/2015\/07\/21\/elio-fiorucci-morto-mode-in-italy-stile-e-business___1-v-131072-rubriche_c289.htm\">www.ilfoglio.it<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>. &nbsp; E&#8217; morto luned\u00ec nella sua casa milanese di viale Vittorio Veneto, lo stilista Elio Fiorucci. 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