{"id":3630,"date":"2015-01-11T12:09:29","date_gmt":"2015-01-11T11:09:29","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.olivierotoscanistudio.com\/?p=3630"},"modified":"2015-01-11T12:09:50","modified_gmt":"2015-01-11T11:09:50","slug":"corriere-della-sera-perche-noi-ci-crediamo-superiori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.olivierotoscanistudio.com\/?p=3630","title":{"rendered":"Perch\u00e9 noi ci crediamo superiori. (Corriere della Sera)."},"content":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 noi ci crediamo superiori<\/p>\n<p>Un paio di sere fa a Matrix si parlava del massacro di Charlie Hebdo. Inutile e scontato sarebbe il commento sulla ferita ancora aperta, sanguinolenta. Ma in quel cacofonico starnazzo che i pi\u00f9 chiamano talk, uno scambio di battute suonava pi\u00f9 buffo del resto e, tuttavia, pi\u00f9 interessante. La diatriba nasce da una dura frase di Sallusti, cos\u00ec drastica da apparire banale: \u201c Noi siamo una civilt\u00e0 superiore\u201d. Immediata l\u2019inorridita risposta di Oliviero Toscani: \u201cSei un nazista\u201d. Si apre cos\u00ec un siparietto che potrebbe definirsi spassoso se non avesse sullo sfondo un eccidio feroce e l\u2019assalto pi\u00f9 brutale alla libert\u00e0 d\u2019espressione che la storia recente ricordi. Al dibattito partecipano anche Matteo Salvini e Maurizio Gasparri. Immagini pure, chi non ha avuto il piacere di seguire la trasmissione, quale deriva abbia preso la discussione. Ma riuscendo a prescindere dalle circostanza, facendo astrazione dalla forma e dal contesto, la frase di Alessandro Sallusti, apparentemente infelice, a un primo sguardo figlia del motus animi del giornalista davanti al carnaio, alla strage, non \u00e8 poi cos\u00ec stolida. Perch\u00e9 noi ci crediamo superiori. E chiunque lo neghi, chiunque voglia prendere le distanze da una simile affermazione, sembrer\u00e0 sempre, a ben vedere, in malafede. Mai \u00e8 esistita civilt\u00e0 che non rivendicasse una presunta superiorit\u00e0 sull\u2019altro, sul barbaro; nella dialettica della storia e dei popoli, l\u2019antitesi al \u201cNoi\u201d \u00e8 sempre stata negativamente caratterizzata. Fu cos\u00ec per la Roma dell\u2019Impero , per l\u2019Europa colonizzatrice, per la Russia bolscevica e per gli Stati Uniti fino ad oggi. Anzi c\u2019\u00e8 chi direbbe che una comunit\u00e0 si impernia nell\u2019opposizione irriducibile all\u2019altro , che l\u2019estinzione della categoria del diverso comporterebbe pressoch\u00e9 simbioticamente la rovina della collettivit\u00e0 medesima. Evitando di scomodare Schmitt, tuttavia non pu\u00f2 non sembrare quantomeno ironico, di un\u2019ironia per\u00f2 triste, che ad aborrire la pretesa di superiorit\u00e0 siano dei supposti progressisti : perch\u00e9 per essere avanti, perch\u00e9 esista un progresso, qualcuno deve essere rimasto indietro, qualcosa deve trovarsi ormai dietro le spalle. Non ha colore politico questo intervento, non guarda ad una bandiera, ma ha l\u2019unico scopo di dipanare l\u2019ipocrisia che sembra attanagliare, inestirpabile, le menti dei benpensanti. Perch\u00e9 noi Occidentali, checch\u00e9 se ne dica, non accettiamo il diverso, ma soltanto lo tolleriamo, cercando in ogni momento di trarlo a noi, di mutarlo in una nostra goffa controfigura. Non concepiamo una civilt\u00e0 diversa o per lo meno non gli attribuiamo la stessa dignit\u00e0 o profondit\u00e0 di pensiero della nostra. Abbiamo imposto al mondo un diktat, da tempo. Abbiamo da soli dichiarato i diritti dell\u2019umanit\u00e0 tutta, fissato norme e principi che hanno validit\u00e0 transnazionale ed ecumenica. Se gli islamici pensano che la donna sia inferiore all\u2019uomo crediamo che sia da spiegarsi in una erronea interpretazione del Corano, in una svista esegetica. Non \u00e8 semplicemente concepibile, dal nostro punto di vista, che qualcuno sia in contrasto con le conquiste della civilt\u00e0 (la nostra, l\u2019unica per noi). La verit\u00e0 \u00e8 che noi Occidentali (o \u00e8 forse questa caratteristica dell\u2019Uomo?) siamo intimamente monoteisti, ma d\u2019un monoteismo etico. Le nostre categorie sono le migliori, le pi\u00f9 giuste, inappellabili. Possiamo tollerare che qualcuno veneri un Dio diverso, ma lo guardiamo con divertita indulgenza, perch\u00e9 sappiamo che \u00e8 in errore. Dall\u2019alto della superiorit\u00e0 del nostro Dio etereo, compatiamo chi adora ancora il sole e la luna. Nessuno pu\u00f2 dubitare che le frange estremiste e violente dell\u2019Islam siano destinate a soccombere. Non \u00e8 a tal fine necessaria un\u2019apocalisse nucleare, non ce ne \u00e8 bisogno. Ci vorr\u00e0 tempo, ma \u00e8 inevitabile. L\u2019epilogo gi\u00e0 \u00e8 scritto, mancano poche battute, non resta che scegliere se salire sul palco a raccogliere il plauso e i fischi o lasciare che la luce dei riflettori scemi in un lento agonizzare. Tertium non datur. La vera domanda, l\u2019annosa quaestio che rimane \u00e8: quante vittime siamo pronti a sacrificare prima di accettare ci\u00f2 che siamo?<\/p>\n<p>Valerio Forestieri<br \/>\nSource: <a href=\" http:\/\/italians.corriere.it\/2015\/01\/10\/perche-noi-ci-crediamo-superiori\/\">italians.corriere.it<\/a>  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 noi ci crediamo superiori Un paio di sere fa a Matrix si parlava del massacro di Charlie Hebdo. Inutile e scontato sarebbe il commento sulla ferita ancora aperta, sanguinolenta. 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