Torna agli Articoli

NON SONO OBIETTIVO // Sabato 15 Aprile ore 9:30 – Rai Radio 1

Postato il 14.04.2017 da write@toscani.com Commenti Commenti disabilitati su NON SONO OBIETTIVO // Sabato 15 Aprile ore 9:30 – Rai Radio 1

http://www.olivierotoscani.rai.it

Viviamo in un universo tecnologico nel quale siamo sempre tutti connessi, abbiamo sacrificato la conversazione per la connessione.
A casa, le famiglie siedono insieme, andando su internet, guardando, digitando, navigando, chattando, comperando sui social networks costantemente, scrivendo sms, mails, whatsapp, twitter, instagram, facebook, ecc… ecc… una nuova importante abilità dei giovani è mantenere il contatto visivo con qualcuno, anche lui con gli auricolari, mentre si scrive sul cellulare a qualcun altro; è difficile, ma può essere fatto.
I nuovi mezzi di comunicazione sono così potenti che cambiano non solo quello che facciamo, ma come lo facciamo e anche chi siamo.
Ci stiamo abituando a un nuovo modo di essere “soli insieme”. Collegati, in grado di essere uno con l’altro, e anche altrove, dove vogliamo essere. Vogliamo personalizzare la nostra vita. accettando l’idea di essere in una tribù di individui solitari, fedeli solamente alla nostra personale condizione digitale. Ma in realtà ci nascondiamo gli uni dagli altri, anche se siamo costantemente collegati fra noi.

IMG_0273Non abbiamo più colleghi di lavoro, non ci si ferma per parlare, si preferisce parlare attraverso la tastiera, i giovani di oggi, temono la conversazione, per questa ragione portano gli auricolari. Come i piloti. Trasformando gli spazi che li circondano in cabine di pilotaggio. In una tranquillità che non deve essere disturbata.
Siamo insieme, ma ognuno di noi è nella sua bolla, furiosamente collegato.
Nel silenzio della connessione, siamo confortati nell’essere in contatto con tanta di gente – accuratamente sotto controllo. Non possiamo fare a meno di uno con l’altro, mantenendoci l’un l’altro a distanze che possiamo controllare: non troppo vicino, non troppo lontano. Permettendoci di presentarci come vorremmo essere, perchè possiamo modificare, eliminare, ritoccare: la voce, il suono, la faccia, il corpo. Non troppo, non troppo poco, quel che basta.
Le relazioni umane sono ricche, sono disordinate, impegnative e imperfette. Adesso le puliamo con la tecnologia conformante, dimenticandoci che la differenza è una ricchezza.

Siamo tentati di pensare che i nostri piccoli “sorsi” di collegamento online produrranno un grande sorso di conversazione reale. Ma non lo fanno, anche se tutti questi social, hanno un loro posto importantissimo in politica, nel business, nel commercio, nell’amore, in amicizia, comunque sia non sono riusciti ad esserlo quanto lo è la conversazione diretta.
La connessione funziona per dire “Sto pensando a te”. O “Ti amo”. Ma non ci si guarda negli occhi come nella conversazione. Il suono della parola stessa è cinetica, significa muoversi insieme, conversando siamo in grado di partecipare a tono e sfumatura.

La conversazione faccia a faccia si sviluppa lentamente. Ci insegna la pazienza. Quando comunichiamo on line usiamo dei sistemi tecnici, come volume e la velocità, aspettando risposte sempre più rapide. Per ottenere questo, ci poniamo l’un l’altro le domande nel modo più semplicistico; abbiamo svalorizzato le nostre comunicazioni, anche sulle questioni più importanti, è diminuita l’abilità di auto-riflessione. I social media ci chiedono continuamente ciò che abbiamo già nella nostra mente”, quindi non siamo motivati nel dire qualcosa di veramente riflessivo. La riflessione in una conversazione richiede fiducia. Credo sia difficile averla con 3.000 amici su Facebook! Dove alla fine nessuno ti ascolta veramente.
Nella nostra solitaria disperazione siamo disposti persino a parlare con le macchine che sembrano interessarsi a noi.
Credo che questo sentimento aiuti a spiegare il motivo per cui è così intrigante avere una pagina sui social networks, perchè ci sono infiniti ascoltatori automatici.
I ricercatori di tutto il mondo sono impegnati ad inventare robot socievoli, progettati per essere compagni agli anziani, ai bambini, a tutti noi.
Stiamo aspettando tutti con con ansia lo psicocomputer, per farci analizzare.
Ci aspettiamo di più dalla tecnologia che fornisce l’illusione di compagnia, che dalle vere relazioni. non vogliamo mai essere soli, i dispositivi elettronici hanno trasformato l’essere soli in un problema che può essere risolto.

Quando ci sentiamo soli, anche per pochi istanti, ci agitiamo e cerchiamo il cellulare o un computer. Ci connettiamo. Ma questa nostra fretta di connettersi, è segno di solitudine, ci sentiamo separati e quindi incapaci di riflettere su noi stessi. Quindi ci rivolgiamo ad altre persone, diventando sempre più fragili.
Non tanto tempo fa, la gente camminava con la testa in su, guardando il cielo, il sole, la luce, cercando il futuro.
Ora camminiamo con la testa guardando verso il basso, digitando e guardando il passato..
Riguardiamo invece verso l’alto, guardiamoci l’un l’altro, e ricominciamo a conversare, sarebbe il momento di imparare ad avere una vera conversazione da veri esseri umani.

Oliviero Toscani

Categorie: _