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IL GAZZETTINO TREVISO: TOSCANI A RUOTA LIBERA “FOTOGRAFO IL TEMPO”

Postato il 03.07.2014 da write@toscani.com Commenti Commenti disabilitati su IL GAZZETTINO TREVISO: TOSCANI A RUOTA LIBERA “FOTOGRAFO IL TEMPO”
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Sarà che l’amarone è entrato in circolo presto, ma Oliviero Toscani è apparso decisamente più simpatico del solito domenica sera a Villa dei Cedri per la vernice di “Sorsi d’autore”, rinunciando, per una volta, a fare il bastian contrario cosmico e concentrando i suoi strali «solo» sul Alessandro Sallusti e sul povero Luca Telese (nella foto con Toscani) che, nell’ingrato compito di moderarlo, si è accollato tutti gli affettuosi epiteti che il fotografo milanese generalmente rifila ai mezzibusti televisivi. E mentre si scopre che per lui il vino è solo il rosso (Toscani detesta il prosecco), si riesce anche inaspettatamente a volare alto. «Il vino è come la benzina – spiega – quando lo bevo mi chiedo che viaggio farò», ma poi lo sberleffo alla poetica dei tannini è in agguato, come alle degustazioni liturgiche, «stile funerale».
Telese racconta Toscani attraverso tre macroperiodi: si scopre l’amicizia con Andy Warhol («un marziano che adorava il panettone») e l’avversione per un certo tipo di Sessantotto («Ha ragione Pasolini, certi sessantottini avevano nello sguardo la cattiveria dei loro padri funzionari ed industriali»). A sorpresa però Toscani va agli anni di liceo, al Filippin di Paderno del Grappa. «I miei dovevano recuperarmi, perchè anzichè andare a scuola passavo le giornate al cinema – chiarisce – e mi mandarono qui». In quel Veneto bianco e scudocrociato, dove «si andava in piazza ad offrire le ombre a Toni, l’etilico del paese» ma anche «ho dovuto lottare fortemente per mantenere la mia integrità fisica». Da quel dì i Veneti per lui si dividono in due categorie. Quelli alla Luciano Benetton, uomini «di intelligenza primaria» visionari e liberi e quelli alla Giancarlo Gentilini, «un subumano senza rispetto». Inevitabilmente si finisce per parlare di “shockadvertising!: «Io sono un testimone del mio tempo e ne denuncio i mali: dall’Aids all’anoressia. La fotografia deve spogliarsi degli orpelli estetici, e continuare a raccontare le grandi tragedie dell’umanità».
Estrae un fazzoletto alla Pavarotti e chiude con la sua ultima fatica, un database universale in cui ordinare ritratti che ha chiamato Razza umana. «Nessun essere umano è brutto. Io ritraggo la forza, l’unicità di chi non ha la necessità di sedurre».